lunedì, gennaio 19, 2004

LIBRI /novità

Il ragazzo che amava Shakespeare - Guanda - www.guanda.it

Stratford non è solo la cittadina inglese in cui nacque William Shakespeare, ma è anche un paese degli Stati Uniti dove vive un bambino di nome Bob Smith. La sua modesta famiglia deve affrontare la tragedia di una figlia handicappata, che assorbe tutte le energie e stravolge la routine quotidiana, coinvolgendo madre, padre e il fratello, affettuosamente dedito alla sorellina ma in credito d’affetto con i genitori. Finché un giorno Bob entra nella biblioteca locale e, attratto dalle incisioni in oro di un libro, lo apre e resta incantato dal mondo meraviglioso delle opere di Shakespeare, che lo solleva dalla dura realtà. Il profondo amore per i testi shakespeariani accompagna Bob per il resto della sua esistenza: superati gli scogli dell’adolescenza e giunto a una sofferta maturità, Bob decide di proporre la «terapia» shakespeariana ad altri, ottenendo un grande successo e dando felicità anche a chi sembra averla smarrita da troppo tempo.
Bob Smith racconta questa storia vera con semplicità commovente e autentico amore, alternando pagine di straziata introspezione a momenti gioiosi, legati soprattutto alle stagioni estive del Festival shakespeariano, quando era il servo di scena di Amleto e, da dietro le quinte, vedeva vivere i personaggi attraverso i più grandi attori americani, da Katharine Hepburn a Bert Lahr.



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martedì, gennaio 13, 2004


LIBRI / NOVità

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DA EDIZIONI PAOLINE

www.paoline.it

volontariato e cooperazione internazionale

Agostino Mantovani

Collana Persona e società, n. 17, pp. 112 Î 8,50

Il volontariato internazionale nasce intorno al 1920, ma è dopo il 1960 che si assiste a una sua organizzazione; si moltiplicano associazioni, organismi e federazioni che nel tempo maturano diverse posizioni per rispondere alle mutate condizioni politiche, economiche e sociali del cosiddetto Terzo Mondo. La liberazione di molti paesi dal dominio coloniale, avvenuta appunto negli anni ’60 del secolo scorso, non sempre ha corrisposto a una crescita di questi paesi che sono passati da un vecchio modello di colonizzazione a uno più sofisticato, ma molto pericoloso, quello delle multinazionali che sfruttano le risorse naturali e propongono modelli di vita lontani dalla cultura di quei popoli, creando in questo modo un vuoto di identità le cui conseguenze non sono facilmente contenibili. In questo contesto maturano le diverse organizzazioni di volontariato che tentano risposte alle diverse esigenze di riscatto di questi paesi.

Il volume non intende trattare in maniera esaustiva il tema del volontariato e della cooperazione; preferisce analizzare le problematiche e le proposte del settore per farle conoscere e per alimentare quella rete di solidarietà che coinvolge, al di là dei volontari veri e propri, anche una fitta realtà di solidarietà diffusa, che con le sue motivazioni alimenta e fornisce “supplemento d’anima” alla cooperazione internazionale.

L’Autore

Agostino Mantovani, Parlamentare Europeo dal 1991 al 1994, è segretario della Fondazione CAB (Istituto di Cultura Giovanni Folonari) con sede a Brescia e Presidente nazionale della FOCSIV (Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario) con sede a Roma. Tra le sue ultime opere ricordiamo Vapore di nuvola d’oro, Europa e oltre, La natura dentro, Ballate e racconti, Lettere dal fronte.


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domenica, gennaio 11, 2004

LIBRI / la recensione

JOHN UPDIKE - "Corri, coniglio" - GUANDA - www.guanda.it

Questo romanzo di Updike viene ristampato a distanza di quarant'anni dalla sua prima pubblicazione, a dimostrazione di come sia ormai divenuto un "classico" della letteratura americana moderna. Ed in effetti la trama di "Corri, coniglio" rimane impressa, così come rimangono ben fissati nella mente gli stati d'animo, le nevrosi, i dubbi e le macerazioni dei protagonisti. "Coniglio" non sopporta il tran tran della vita coniugale, fugge da oneri e doveri, lasciando nello sconcerto i suoi familiari : prosegue il suo cammino solitario vivendo rapporti fondati solo su attrazione fisica e "provocanti forme femminili", fin quando non cerca di recuperare il rapporto con la moglie che aspetta da lui il secondo figlio. Seguiranno tentativi di riappacificazione ed incomprensioni, nuove crisi sfociate in rapsodici distacchi, fino al "dramma", dolentissimo e straziante, che attraversa tutta l'ultima fase del romanzo e che il lettore vive con angoscia e partecipazione crescente fino all'epilogo, puntuale rappresentazione per il "padre e marito" Harry di un nuovo ( l'ennesimo...) inizio. "Corri, coniglio" è scritto da Updike con grande lucidità narrativa, con un cinismo realistico ed impietoso che non lascia scampo ai due principali protagonisti della storia e che , così come a tratti li avvicina, finisce per allontanarli definitivamente da ogni ipotesi di vita in comune, da ogni possibile "happy end" . Perchè "Rabbit , run" ( titolo originale tradotto letteralmente in italiano) è vita quotidiana, fase involutiva di una classe borghese insofferente nei confronti delle regole prestabilite, ma è soprattutto il malinconico canto di una incomunicabilità profonda che attraversa e continua ad attraversare la società del benessere fittizio.

Pasquale Bottone

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venerdì, gennaio 09, 2004

MUSICA /live

ANTONIO ZAMBRINI QUARTET

AL BLUE NOTE

OGGI VENERDI 9 GENNAIO

(ORE 21.00 E 23.30)

Oggi, venerdì 9 gennaio, il palco del Blue Note (via Borsieri, 37) ospiterà il pianista ANTONIO ZAMBRINI accompagnato da Stefano D'Anna (sax), Tito Mangialajo (contrabbasso) e Ferdinando Faraò (batteria).

I concerti saranno alle ore 21.00 e 23.30 (apertura porte alle ore 19.30; per informazioni/prenotazioni: 02.69016888). L’ingresso per assistere al concerto è di 15,00 euro.

Antonio Zambrini, pianista e compositore milanese, si è posto all’attenzione della critica con il cd “Antonia e altre canzoni” (1998, Splasc(h) Records), recensito con grande favore su varie riviste specializzate, in Italia ed all’estero, e selezionato fra le migliori opere prime italiane dalla giuria del premio “Django d’or” a cura dalla critica musicale francese ed italiana. Sulla rivista “Musica Jazz” (Gennaio ’99), in seguito alla diffusione del cd, Antonio Zambrini è stato classificato dai critici al secondo posto nella graduatoria 1998 dei migliori nuovi talenti nel Jazz italiano. Il suo secondo cd “Forme semplici”, uscito nel 2000, e l’ultimo, “Quartetto”, del 2001, hanno comportato ulteriori numerose segnalazioni in diverse categorie del referendum della critica su “Musica Jazz”, nel quale Zambrini è confermato tra i migliori talenti anche per il 2000 e per il 2001. Nel 2003 è uscito per “Abeat” il quarto album, “Due colori”.

Antonio Zambrini ha studiato chitarra, flauto traverso, composizione e pianoforte, diplomandosi in Direzione di Coro presso il Conservatorio di Padova ed in Musica Jazz presso il Conservatorio di Parma . Allievo dei Seminari Senesi di Musica Jazz sia come flautista che come pianista, ha scelto poi il piano per proseguire l’attività. Con varie formazioni ha suonato in numerosi Jazz clubs, festivals e rassegne, quali “Clusone Jazz” (1995, 97 e 99), la rassegna Jazz Italiano a Finale Ligure (95), “Saudades” a Milano nel 95, il Festival di Varese ai Giardini Estensi nel ’95 e nel 2002, il Festival Internazionale “Parma Jazz-Frontierenel ’96, “Eurojazz” ad Ivrea nel ’97, il Festival di Berchidda nel ’97, “Estate Jazz a Cagliari nel ’97, la Stagione Musicale del Piccolo Regio di Torino nel ’98, la Rassegna Internazionale di Villa Celimontana a Roma nel 1998 e 99, il JVC Festival a Torino nel ’98, “Ah Hum Jazz Fest” Milano 2001e 2002, “Free” Jazz festival a Milano 2002, “Jazz Composers Night” a Berlino, 2003, Jazz and Press 2003…. Ha avuto occasione di suonare in concerto e\o registrare, con, tra gli altri, Claudio Fasoli, Tiziana Ghiglioni, Enrico Rava, Mark Murphy, Tiziano Tononi, Emanuele Cisi, Eberhardt Weber, Stefano D’Anna, Roberto Bonati, Giorgio Licalzi, Gabriele Mirabassi, Bruno De Filippi, Javier Girotto, Paul Jeffrey, Paolino Dalla Porta … Collabora stabilmente con la Cineteca Italiana di Milano per la sonorizzazione, improvvisata dal vivo, nelle rassegne dedicate al cinema muto. Ha insegnato ed insegna in diverse scuole musicali, e dirige dal 1999 un corso estivo di improvvisazione e musica d’insieme presso gli “Stages Internazionali di Orvieto”.

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giovedì, gennaio 08, 2004

LIBRI/ novità

 
E' IN LIBRERIA
Stato  canaglia. La follia dell'unilateralismo americano
pp. 425 - euro 17,50

"La migliore analisi degli ultimi cinquant'anni di politica americana"
The New York Review of Books

"Questo libro susciterà senza dubbio quel dibattito di cui abbiamo bisogno da tempo"
Wesley Clark

"Clyde Prestowitz non solo ha il coraggio di porsi delle domande di vitale importanza che molti non osano porsi ma, ancor più sorprendentemente, risponde a queste domande"
Zbigniew Brzezinsky

"Un'affascinante analisi dell'attuale situazione geopolitica del ruolo dell'America nel mondo"
George Soros


Se molte critiche  nei confronti della deriva autoritaria ed egemonica degli Stati Uniti in seguito all'11 settembre sono state messe a tacere con l'accusa di anti-americanismo, l'autore di questo libro, sebbene condivida molte delle tesi dei "ribelli", non potrà certo essere accusato di faziosità. Clyde Prestowitz, fondatore e presidente dell'Economic Strategy Institute, una "think-tank" molto influente a Washington e incarna al meglio un "movimento" radicalmente nuovo nella recente storia americana: i dissidenti dell'"establishment", parte integrante dell'élite ma inclini al cambiamento, amanti dell'America ma contro la guerra, patriottici ma con occhio critico, favorevoli a un'influenza americana nel mondo ma consapevoli del bisogno di ascoltare le opinioni degli alleati. L'autore afferma che gli Stati Uniti si possono a tutti gli effetti definire uno "Stato canaglia"; riconduce in modo molto coerente questa nuova realtà alla radicale presa di posizione unilateralista adottata dell'amministrazione Bush negli ultimi due anni. Nei sei mesi precedenti agli attacchi dell'11 settembre gli Usa hanno infatti stracciato il trattato sul controllo del traffico delle armi leggere, il trattato sull'eliminazione delle mine anti-uomo, la convenzione sulle armi biologiche e tossiche, il protocollo di Kyoto e molti altri accordi internazionali. Dopo l'11 settembre quella che era una "tendenza" è diventata la politica ufficiale degli Usa. Da quel fatidico giorno gli Stati Uniti hanno condotto nientemeno che due guerre di aggressione non autorizzate dall'Onu, oltre ad essersi attivamente opposti alla creazione di una Corte Penale Internazionale, attirandosi addosso l'ira del mondo intero. L'autore avanza proposte concrete ed estremamente convincenti per dimostrare che una politica multilaterale fedele agli storici principi democratici dell'America è nell'interesse sia degli Stati Uniti che del resto del mondo.

Clyde Prestowitz scrive per il New York Times e il Washington Post. È stato inoltre consigliere del segretario al Commercio nell'amministrazione Reagan.








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mercoledì, gennaio 07, 2004

LIBRI/ novità

Copertina

IGNAZIO RASI -ERNESTO VILLA- "Io e Yvonne" - DARIO FLACCOVIO EDITORE - www.darioflaccovio.it

Pagine: 368

Prezzo: 16 euro

Gli autori di questo romanzo che flirta con il noir classico e lo rivisita con ironia non si sono ancora conosciuti. Hanno scritto via e-mail la storia di Mimì, un investigatore scalcinato, e Yvonne, una baby prostituta. Incontrandosi sulle pagine di Rasi e Villa, i due diverranno, l’uno per l’altra, l’ultima chance. Il libro è presentato dallo scrittore Andrea Pinketts come “un gioiello etnico, una ‘pietra dura’ come la storia raccontata”. Nella postfazione, il giornalista Gaetano Savatteri definisce Io e Yvonne come un noir “vagamente retrò… con i colori seppiati degli anni Quaranta. I colori di Chandler, di Hammet".

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martedì, gennaio 06, 2004

CD/ novità

copertinabluegold3.jpg (10332 byte) Kyron - "Blue gold" - www.cnimusic.it

Ispirato dal tema di riflessione e intervento scelto dall’UNESCO per "segnare" il 2003, Blue Gold è un progetto musicale collettivo dedicato all’acqua: immagine concreta e quotidiana del bene comune, elemento prezioso, risorsa insostituibile che, sempre più, si trova al centro delle più drammatiche e controverse forme di globalizzazione. Hanno aderito al progetto:
Ursula Rucker, Marisa Monte, Papa Winnie, Marco Tamburini, Billy Hart e tanti altri.
Kryon e Blue Gold, insieme alla CNI e a >LaFrontiera<, abbracciano in toto le giuste cause dell’UNICEF, destinando 1 Euro per ogni CD venduto al sostegno dei suoi progetti umanitari in difesa dei bambini di tutto il mondo.



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venerdì, gennaio 02, 2004

LIBRI/l'intervista
 
Silvia Di Natale, intervista su Il giardino del luppolo www.feltrinelli.it
 
copertina
Ha scritto un libro molto "tedesco", una storia tedesca, volgendosi indietro a uno dei periodi più drammatici della storia del secolo passato. Cosa c'è in quella storia che non è stato ancora detto e che invece appare in Il giardino del luppolo?
Un libro tedesco? Sì, certo, il teatro della storia di Adolf è quasi sempre la Baviera: ciò non significa che il libro riguardi solo la Germania. La storia che racconto si svolge dallo scoppio della prima guerra mondiale alla fine della seconda, un periodo storico che crediamo di conoscere bene. Ma non è vero. Di solito si ha di quel periodo un'idea molto poco differenziata, ci si immagina il popolo tedesco come un blocco monolitico di fanatici aderenti all'ideologia nazista, tutti cattivi, dal capo nazista all'ultimo iscritto al partito, con pochissime eccezioni. Non era proprio così. Erano molti ad essere contrari al regime, molti a non essere iscritti al partito, molti a pensarla diversamente, per i motivi più diversi, religiosi, per esempio. Certo, per quanti erano rimasti in Germania un'opposizione aperta era tutt'altro che facile, sappiamo bene quanto fosse diligente l'apparato poliziesco a scovare gli oppositori. Eppure questi c'erano. I più si limitavano all'emigrazione interiore, ma c'erano anche veri gruppi di resistenza. Molti furono scoperti e i loro aderenti giustiziati - come il gruppo di studenti della "Rosa bianca" di Monaco o quello degli ufficiali intorno al conte Klaus von Stauffenberg, che nel 1944 organizzò l'attentato a Hitler - , ma ce n'erano molti altri. Quello a cui partecipò Adolf è rimasto sconosciuto, più nota è l'Azione della libertà bavarese - a Monaco le è dedicata una piazza - che negli ultimi anni di guerra si limitò a cercare di porre fine alla follia della guerra. C'è poi un aspetto dell' immediato dopo guerra che ci è ignoto e riguarda i tentativi degli alleati per "denazistizzare", se così si può dire, la Germania. Tutti conoscono il processo di Norimberga dove furono processati i grandi criminali nazisti, ma pochi sanno che accanto ad esso agirono numerosissimi "tribunali popolari" per giudicare la condotta dei piccoli "fagiani" del regime. Non ne parlo direttamente nel libro, ma i documenti di quei "processi popolari" sono stati essenziali per la mia ricerca.

Adolf Kolmar è un personaggio atipico. È l'"idiota", il puro, il buono e diventa una sorta di calamita del male incombente. È attraverso la sua psiche turbata che vediamo l'avvento del nazismo. Che ruolo ha la malattia psichica di Adolf di fronte alla follia sociale della Germania nazista?
Adolf è prima di tutto una persona colta e intelligente; è profondamente credente e pacifista, legge Romain Rolland e Gandhi e si entusiasma per Tukolsky, riflette cioè una corrente di pensiero a cui aderivano molti intellettuali del suo tempo. Quelli che la pensavano come lui furono presto o tardi costretti all'esilio. Anche Adolf infatti ci tenterà... Ma Adolf è anche un "diverso", un malato, affetto da allucinazioni, che avverte i sintomi dell'avanzare di un regime pernicioso non solo come un fatto politico e sociale, ma come l'avvento del male assoluto, e ne soffre come di una persecuzione reale, anche se di fatto non viene perseguitato. Ma la malattia psichica non gli impedisce di prevedere ciò che sta per avvenire, anzi, proprio perché Adolf è di per sé un non - allineato, penetra la realtà con chiarezza assoluta: nella sua follia è più lucido dei molti che non riconoscono subito l'irreversibilità della follia collettiva, primo fra tutti il dottor Scheid, il medico psichiatra che curerà Adolf e lo salverà dalla sterilizzazione.

In Kuraj dedicava il libro a "quanti tentano una vita altrove". Qual è l'altrove di Kolmar? O forse una dittatura è tale perché cancella ogni altrove?
Adolf è già di per sé "altrove": egli stesso dice di vivere in un mondo diverso da quello degli altri. Ma se Adolf non si accorge di molte cose che gli capitano intorno, ciò avviene soprattutto perché è molto intellettuale e disprezza il lato banale dell'esistenza. Si accorge invece prestissimo che il regime non lascerà scampo a nessuno e cerca anche lui di salvarsi "altrove". Ma dov'è questo altrove? Proprio riguardo alla fuga realtà e follia si mescolano in un intreccio impenetrabile, impedendo alla fine ogni via di salvezza. Adolf varca l'oceano, ma anche in America si sente perseguitato dai nazisti ed è costretto a rimpatriare. Non c'è salvezza, neppure nell'intimo di se stessi, perché il regime controlla anche i pensieri, fa sì che ognuno diventi il proprio censore, obbliga tutto e tutti all'allineamento.

Uno degli aspetti più forti del romanzo è la percezione quasi fisica dell'"allineamento" delle menti che il regime produce. È un allineamento che fa tragicamente pensare al nostro tempo. Non è così

Silvia Di Natale, intervista su Il giardino del luppolo
a cura della redazione di www.feltrinelli.it
Ha scritto un libro molto "tedesco", una storia tedesca, volgendosi indietro a uno dei periodi più drammatici della storia del secolo passato. Cosa c'è in quella storia che non è stato ancora detto e che invece appare in Il giardino del luppolo?
Un libro tedesco? Sì, certo, il teatro della storia di Adolf è quasi sempre la Baviera: ciò non significa che il libro riguardi solo la Germania. La storia che racconto si svolge dallo scoppio della prima guerra mondiale alla fine della seconda, un periodo storico che crediamo di conoscere bene. Ma non è vero. Di solito si ha di quel periodo un'idea molto poco differenziata, ci si immagina il popolo tedesco come un blocco monolitico di fanatici aderenti all'ideologia nazista, tutti cattivi, dal capo nazista all'ultimo iscritto al partito, con pochissime eccezioni. Non era proprio così. Erano molti ad essere contrari al regime, molti a non essere iscritti al partito, molti a pensarla diversamente, per i motivi più diversi, religiosi, per esempio. Certo, per quanti erano rimasti in Germania un'opposizione aperta era tutt'altro che facile, sappiamo bene quanto fosse diligente l'apparato poliziesco a scovare gli oppositori. Eppure questi c'erano. I più si limitavano all'emigrazione interiore, ma c'erano anche veri gruppi di resistenza. Molti furono scoperti e i loro aderenti giustiziati - come il gruppo di studenti della "Rosa bianca" di Monaco o quello degli ufficiali intorno al conte Klaus von Stauffenberg, che nel 1944 organizzò l'attentato a Hitler - , ma ce n'erano molti altri. Quello a cui partecipò Adolf è rimasto sconosciuto, più nota è l'Azione della libertà bavarese - a Monaco le è dedicata una piazza - che negli ultimi anni di guerra si limitò a cercare di porre fine alla follia della guerra. C'è poi un aspetto dell' immediato dopo guerra che ci è ignoto e riguarda i tentativi degli alleati per "denazistizzare", se così si può dire, la Germania. Tutti conoscono il processo di Norimberga dove furono processati i grandi criminali nazisti, ma pochi sanno che accanto ad esso agirono numerosissimi "tribunali popolari" per giudicare la condotta dei piccoli "fagiani" del regime. Non ne parlo direttamente nel libro, ma i documenti di quei "processi popolari" sono stati essenziali per la mia ricerca.

Adolf Kolmar è un personaggio atipico. È l'"idiota", il puro, il buono e diventa una sorta di calamita del male incombente. È attraverso la sua psiche turbata che vediamo l'avvento del nazismo. Che ruolo ha la malattia psichica di Adolf di fronte alla follia sociale della Germania nazista?
Adolf è prima di tutto una persona colta e intelligente; è profondamente credente e pacifista, legge Romain Rolland e Gandhi e si entusiasma per Tukolsky, riflette cioè una corrente di pensiero a cui aderivano molti intellettuali del suo tempo. Quelli che la pensavano come lui furono presto o tardi costretti all'esilio. Anche Adolf infatti ci tenterà... Ma Adolf è anche un "diverso", un malato, affetto da allucinazioni, che avverte i sintomi dell'avanzare di un regime pernicioso non solo come un fatto politico e sociale, ma come l'avvento del male assoluto, e ne soffre come di una persecuzione reale, anche se di fatto non viene perseguitato. Ma la malattia psichica non gli impedisce di prevedere ciò che sta per avvenire, anzi, proprio perché Adolf è di per sé un non - allineato, penetra la realtà con chiarezza assoluta: nella sua follia è più lucido dei molti che non riconoscono subito l'irreversibilità della follia collettiva, primo fra tutti il dottor Scheid, il medico psichiatra che curerà Adolf e lo salverà dalla sterilizzazione.

In Kuraj dedicava il libro a "quanti tentano una vita altrove". Qual è l'altrove di Kolmar? O forse una dittatura è tale perché cancella ogni altrove?
Adolf è già di per sé "altrove": egli stesso dice di vivere in un mondo diverso da quello degli altri. Ma se Adolf non si accorge di molte cose che gli capitano intorno, ciò avviene soprattutto perché è molto intellettuale e disprezza il lato banale dell'esistenza. Si accorge invece prestissimo che il regime non lascerà scampo a nessuno e cerca anche lui di salvarsi "altrove". Ma dov'è questo altrove? Proprio riguardo alla fuga realtà e follia si mescolano in un intreccio impenetrabile, impedendo alla fine ogni via di salvezza. Adolf varca l'oceano, ma anche in America si sente perseguitato dai nazisti ed è costretto a rimpatriare. Non c'è salvezza, neppure nell'intimo di se stessi, perché il regime controlla anche i pensieri, fa sì che ognuno diventi il proprio censore, obbliga tutto e tutti all'allineamento.

Uno degli aspetti più forti del romanzo è la percezione quasi fisica dell'"allineamento" delle menti che il regime produce. È un allineamento che fa tragicamente pensare al nostro tempo. Non è così ?
Infatti. C'è una parola precisa in tedesco per indicare l'allineamento - Gleichschaltung - , sincronizzazione. Gli artefici del regime ne avevano ben compreso l'importanza. Un regime si instaura e si rafforza non solo con la forza, ma anche e soprattutto allineando tutta la società alle proprie direttive. Le parate militari e le manifestazioni sportive non sono che l'aspetto più tangibile dell'allineamento collettivo: è impossibile sottrarsi ad esso, uscire dalla fila.... Il meccanismo di controllo diventa impercettibile, generale, tutti vi si adattano, senza neppure accorgersene, magari continuando a credere che allinearsi sia solo una formalità. Adolf invece ne soffre fisicamente; se si rifiuta - senza successo - di partecipare ad azioni che sembrano innocue è perché sa che in un regime non c'è niente che non sia un fatto politico e che anche l'azione più quotidiana può essere sfruttata per i suoi scopi. Neppure l'amore - Adolf è protagonista di una romanticissima storia d'amore - si sottrae a questo meccanismo. Adolf subisce la sorte di chi non si allinea, in qualsiasi regime: viene considerato uno stravagante, uno che persevera in idee sorpassate, che drammatizza e si ostina a definire regime quello che è invece un governo legittimo, uno che è affetto da mania di persecuzione... Da quale parte sta la ragione analitica, da quale la follia? Anche oggi non è sempre facile distinguere dove finisca l'una e inizi l'altra.

Ancora una volta ha lavorato su documenti e il personaggio centrale è ispirato a persona realmente esistita. Che cosa l'attrae nella ricerca di storie dentro la storia? E soprattutto qual è il meccanismo che sottrae i suoi personaggi alla realtà documentata per farli entrare nell'epos del racconto?
Provo un'emozione vivissima a scoprire la storia nelle tante storie, a leggere fra le righe di un documento, a prima vista solo burocraticamente vuote, il destino di una persona. Mi affascina cercare le tracce di qualcuno e interrogare i testimoni. In fondo il mio lavoro non è diverso da quello di un ricercatore - storico, archeologo, sociologo - ma io come scrittrice godo di una libertà sconfinata: non sono tenuta a riferire una verità oggettiva, il più possibile libera da emozioni; al contrario, il mio compito è quello di restituire ai documenti e agli stralci di storia le emozioni che sono state loro sottratte. Posso far rivivere un fatto e fare di una persona un personaggio. Posso permettermi il lusso, inaudito per uno studioso, di inventare i particolare che mi sfuggono e di dare a una storia individuale una piega diversa. Alla fine faccio fatica io stessa a distinguere quello che ho inventato da quello che è verità documentata: Max, l'amico di Adolf, un personaggio che non è mai esistito, è per me ugualmente reale come il dottor Scheid o come il musicista Barlow, che sono esistiti veramente, anche se non so se erano proprio così come me li sono immaginati io. Ma per un romanzo non è la verità storica che importa, importante è che vicenda e personaggi si impongano al lettore suscitando in lui pensieri ed emozioni, che riescano insomma a parlare alla mente e al cuore di chi legge.

Con quale consiglio si rivolgerebbe a un futuro lettore di Il giardino del luppolo prima di aprire il volume e cominciare la lettura?
Chi vuole può aprire una cartina della Germania meridionale, perché il libro èè anche un viaggio... un viaggio in Baviera. I luoghi di Adolf sono bellissimi, degni di essere visitati, basta pensare alla Franconia, a Neustadt an der Aisch e a Bad Windsheim, a Landshut. E' una Baviera forse meno conosciuta in Italia, ma non per questo meno suggestiva. Varrebbe la pena di organizzare un viaggio sulle tracce del luppolo, magari in estate, quando i rampicanti sono già alti, e dall'una e dall'altra parte dell'autostrada Monaco - Norimberga i giardini del luppolo si allargano come pergole foltissime. Potrebbe essere un'interessante continuazione del romanzo ... con altri mezzi di lettura...

























postato da: Libriedischi | 16:16 | commenti





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