sabato, aprile 24, 2004

CD / la recensione

MOTEL CONNECTION - "Andata e ritorno - Soundtrack" - MESCAL - www.mescal.it

Una colonna sonora coi fiocchi, fatta interamente di canzoni composte per l'occasione, tranne una cover di lusso di "The power of love" dei Frankie Goes to Hollywood. Materiale di primissima scelta fa da supporto sonoro ad uno dei film più visti del momento: atmosfere fascinose, sempre in bilico tra l'humus tipico della tradizione rock e l'amore per le forme e per i suoni urbani modernisti che caratterizza una certa dance di impianto "house" . Sul grande schermo l'effetto è assai riuscito, ma anche ascoltare semplicemente questo ispiratissimo soundtrack ( pubblicato in doppio cd) fa assolutamente bene all'animo. Grande qualità, figlia di una notevole capacità di scrittura.

Pasquale Bottone

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mercoledì, aprile 21, 2004

CD / la recensione

NUKLEARTE - "La via della sete" - CNI - www.cnimusic.it

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Apprezzatissimi da Peter Gabriel che li ha fortemente voluti nel circuito Womad, i Nuklearte sono ormai una realtà consolidata della world music internazionale. A tre anni dal precedente "Talè Talè" esce ora questo nuovo "La via della sete" destinato ad aumentare i consensi intorno al gruppo siciliano. Ancora una volta un progetto assai ben caratterizzato, un cross over più che riuscito tra oriente e occidente, tra la Sicilia e l'Africa, "la musica dell'anima e del corpo" dei vari sud del mondo che diviene anche messaggio di pace, rivendicazione di umani diritti negati ai "meno rappresentati", denuncia partecipe e senza mezzi termine di ogni prevaricazione, guerra o dicriminazione razziale. Tra i titoli, assai comunicativa l'opening track "Acqua Jiva Sakti", brano di grande energia militante pura ed incontaminata.

Pasquale Bottone

postato da: Libriedischi | 23:02 | commenti (2)

martedì, aprile 20, 2004

LIBRI / presentazioni

Domenica 25 aprile, ore 15

Sant'Anna di Stazzema (LU), Museo della Resistenza

In occasione della festa della Liberazione,

nel sessantesimo anniversario della strage di Sant'Anna di Stazzema,

Franco Giustolisi presenta:

L'Armadio della vergogna

il libro che ricostruisce la vicenda dell'occultamento dei fascicoli con i nomi, le date, i luoghi di più di duemila stragi perpetrate da nazisti e fascisti tra il 1943 e il 1945.

Insieme all'autore, presentano il libro:

On. Piero Fassino, segretario dei Democratici di Sinistra

Gian Piero Lorenzoni, sindaco di Stazzema

Giulio Anselmi, editorialista della Repubblica e vicepresidente Finegil

Antonino Intelisano, procuratore militare di Roma

Marco De Paolis, procuratore militare di La Spezia

Massimo Rendina, presidente nazionale dell'Anpi

Amos Pampaloni, reduce di Cefalonia e medaglia d'argento al Valor Militare

Marco Palla, storico, docente dell'Università degli studi di Firenze.

Modera:

Pier Vittorio Buffa, condirettore Agl.

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LIBRI/ la recensione

HUGO HAMILTON - "Il cane che abbaiava alle onde - FAZI - www.fazieditore.it

Si potrebbe definire un "soul book", un "libro dell'animo" dai colori intensi ed emozionanti, questa splendida autobiografia di Hugo Hamilton che tanti consensi di critica e di pubblico ha fin qui ottenuti. Il fatto è che lo stile narrativo fluido e scorrevole dello scrittore irlandese nel nostro caso si sposa benissimo con una capacità rara di evocare immagini e situazioni significative e vere che appassionano il lettore e che raccontano una famiglia "a metà del guado", tra il rigido nazionalismo, anche linguistico del "padre irlandese" e le teutoniche nostalgie di una "madre" venuta fuori dagli orrori del nazismo grazie ad una emigrazione salvifica, ma non per questo lontana del tutto dalle suggestioni e dalla cultura benintesa ( di gran lunga anteriore al terzo reich...) della sua terra. Il ricordo, il disgusto, lo sdegno per la sopraffazione autoritaria in generale ed in special modo per l'autoritarismo criminale nazional- socialista, la voglia di indipendenza di un Irlanda gelosa delle sue tradizioni e non necessariamente disposta a sentirsi in ogni caso "inglese", si mescolano assai bene con tutta una serie di quadretti familiari, di pagine non per questo minori di quotidianità vissuta descritta sempre con taglio lucido, ma "sentimentale" ed autentico, credibile, pieno zeppo di un amore per la vita in grado di resistere anche ai momenti più bui e all''imprevisto, straziante dolore causato dalla perdita di una persona cara. Un romanzo che è un inno alla vitalità, al "non arrendersi mai", nonostante tutto, ed un invito a favorire in ogni caso, sempre e comunque, il confronto culturale multietnico, elemento di progresso e di crescita in una vecchia Europa alle prese con gli epocali cambiamenti di inizio millennio.

( Pasquale Bottone - www.iltempodileggere.com)


 


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mercoledì, aprile 14, 2004

INCONTRI LETTERARI

gli INCONTRI
dell'Officina della Scrittura
Milano via Thaon di Revel 12
Tel. 02 66 80 22 70
Fax 02 69 00 34 25
MM3 "Zara"
Bus 82


Venerdì 16 aprile 2004 - ore 21,00

"Le gabbie dell'uomo"
un incontro con lo scrittore Walter G. Pozzi condotto da Daniela Scaccia

"Trent'anni della mia vita li ho buttati, per altri cinque ho dormito, e cinque, finalmente li ho vissuti" questo è quanto Walter G. Pozzi ripete a chi gli chiede qualcosa sul suo passato.
Walter G. Pozzi si forma culturalmente negli anni Ottanta, negando con forza il vuoto di valori che sta sorgendo in quel periodo storico.
Pessimo studente liceale, inizia a studiare seriamente al termine degli anni scolastici, nell'idea di intraprendere la carriera di scrittore. Per questo va a vivere da solo e comincia ad affrontare in maniera traumatica il mondo del lavoro.
Incapace di trascorrere il proprio tempo - e di spendere preziose energie intellettuali - pensando alla maniera di fare soldi in un sistema di vita dedito al culto del successo e dell'efficienza lavorativa, e privo di conoscenze specifiche, s'improvvisa consulente finanziario. Il termine, che di fatto significa tutto e niente, s'inserisce perfettamente nella cultura di quegli anni che celebra nell'affermazione del lavoro parassitario il proprio momento di trionfo.
Preso dalle maglie e di quest'attività, Pozzi resiste qualche anno prima di cedere definitivamente sotto la pressione dei valori etici repressi, fino ad allora, nello stordimento del facile guadagno. Trovare denaro su commissione diviene sempre più ai suoi occhi l'anticamera dell'usura, finché, un mattino di settembre, dopo una telefonata disperata di un suo cliente, decide di cambiare vita. Chiude l'ufficio, telefona al suo socio e torna a casa.
Da quel momento, barricatosi nel suo bilocale, e soffocato dalla stretta delle necessità elementari, inizia la conta delle cose che sa fare e che potrebbero dargli da mangiare. Il mondo, ormai entrato nel tunnel delle specializzazioni e lanciato verso la tecnologia, sta cominciando a escludere personaggi come lui, assolutamente incapaci di accettare un sistema fatto di conti, di matematica e di informatica, e il primo risultato delle sue riflessioni gli consegna una drammatica certezza: il corpo e la fatica sono gli ultimi due strumenti di guadagno rimasti a sua disposizione.
Dopo avere scartato, tra mille dubbi, di fare lo scaricatore di porto e l'accompagnatore (figura in forte crescita nel mercato milanese, insieme al broker), si ricorda di essere stato in passato un discreto tennista. Comincia quindi a insegnare tennis, ma si scontra immediatamente con una nuova deludente realtà. I ragazzini degli anni Novanta, privi del furore agonistico che solamente la fame secerne, sono troppo distanti da quelli desiderosi di rivalsa della sua generazione, e non gli danno alcuna soddisfazione professionale. Alla lunga, la distanza tra allievi e maestro diviene abissale fino ad assumere sembianze ideologiche. Le ore trascorse in campo diventano via via sempre più pesanti, e i soli soldi, ormai, non sono più da tempo una motivazione sufficiente.
Walter G. Pozzi è autore di tre romanzi: Il corpo e l'abbandono (1997), L'infedeltà (2000) e Altri destini (2003).

 
A tu per tu con Walter G. Pozzi
per parlare di Altri destini,
degli anni Settanta e dell'importanza del saper leggere.
di Sara Dania, Virgilio.it      
» Il nuovo romanzo è ambientato negli anni Settanta: quanto è importante per capire e apprezzare Altri destini aver vissuto gli anni di piombo o perlomeno avere una coscienza storico-politica?
Credo che la maniera migliore di avvicinarsi ad "Altri destini" sia cercare una storia. Il contesto storico è soltanto un successivo livello di lettura. Importante, sicuramente, ma ciò che c'è da sapere su quegli anni, per quanto riguarda la vicenda che racconto, è presente nel romanzo stesso. Al lettore non si chiede un esercizio supplementare di memoria, al contrario. Avere vissuto intensamente gli anni Settanta può essere a un tempo d'aiuto e da ostacolo. Il primo caso garantisce la padronanza della materia; il secondo può risentire della difficoltà di accettare un diverso punto di vista. In realtà, il ricordo di quel periodo è vivo nella maggior parte dei lettori del mio romanzo. I più giovani devono invece combattere con una serie di idee acquisite attraverso pareri altrui e attraverso una terminologia creata ad arte per generare confusione. Basti pensare alla definizione "anni di piombo". L'idea che la parola "piombo" suggerisce, non ha niente a che vedere con la creatività e la vivacità culturale che quel periodo ha prodotto. L'immagine implicita in una simile definizione riguarda la sola violenza e i morti. C'è dell'altro e, in qualche modo, quest'altro viene costantemente negato, anche in maniera subliminale. Ciò non toglie che tutti ne parlino senza dire nulla, soprattutto in questo periodo. In fondo si tratta di un modo sofisticato di tacere.
» Il lettore attento riconoscerà in alcuni nomi realtà che sono veramente esistite e che hanno avuto un ruolo nella storia recente italiana. Perché hai sentito la necessità di cambiare questi nomi?
Per non contestualizzare troppo la vicenda. Per evitare che la realtà divenisse l'unica tematica del romanzo, occultando il suo vero obiettivo: analizzare le dinamiche delle moderne forme occidentali del potere. Mi piacerebbe che questo romanzo potesse essere letto tra cinquant'anni e venire identificato come qualcosa di più profondo che non come una semplice analisi di un periodo storico.
» Non credi che un giovane lettore perda così l'occasione di conoscere un momento determinante del nostro passato?
In effetti affido alla narrativa la dignità di strumento di conoscenza. Ma "Altri destini" non nasce come romanzo storico. Come ho già spiegato, il mio intento era quello di scrivere una storia sul Potere e sulle dinamiche repressive di una democrazia occidentale. Personalmente non credo all'esistenza di un regime democratico, inteso come momento di assoluta libertà politica e, insieme, di evoluta civiltà sociale. Alla fine siamo sempre di fronte a un forza superiore all'individuo, impegnata a preservare se stessa e i privilegi di pochi. Le libertà consentite sono in realtà quelle di lavorare e di acquistare, di lamentarsi al bar sotto casa e di votare ogni tanto per partiti che si dividono pacificamente i ruoli di governo e opposizione. In realtà, all'interno di strutture democratiche, le differenze ideologiche tra gli schieramenti sono minime, quando ci sono, e, seppure nella loro suddivisione dei ruoli, i partiti sono chiusi come un nucleo di controllo molto forte e compatto. Quindi, se un giovane vuole conoscere la storia più recente, avrà sicuramente da "Altri destini" un aiuto, ma dal momento che l'intento del romanzo è quello di essere trasversale al tempo, avrà modo di conoscere nel dettaglio le dinamiche del Potere. Ciò che ho descritto nel romanzo, è accaduto in Italia nel 1979, ma non è dissimile da ciò che è accaduto nell'epilogo della guerra di Spagna, o dagli eventi della primavera di Praga, accaduti di fronte a un occidente convenientemente paralizzato. E non sarà diverso da molti altri fatti che accadranno in futuro.
» Il romanzo parla di verità e memoria: la ricerca della verità di un figlio che vuole comprendere cosa è accaduto al padre, perché è stato accusato, arrestato, processato… La vicenda di Max e Roman Zeri è l'occasione per raccontare un momento e un'epoca o si basa su fatti realmente accaduti?
La vicenda di Max e Roman, padre e figlio, è totalmente inventata. Non lo è il contesto. Va fatto notare che i due protagonisti si muovono a distanza di vent'anni, ognuno nel proprio tempo, quando hanno la stessa età. Il confronto e le differenze, in questo modo, risaltano immediatamente. Ma l'intento non è quello di creare un parallelo nostalgico o critico tra i due periodi. Sarebbe un errore madornale che accosterebbe il mio romanzo a tanti altri libri sugli anni Settanta. In questo senso i primi due capitoli sono emblematici. Nel primo abbiamo la scena coinvolgente e frenetica di una manifestazione. Siamo negli anni Settanta. Fumogeni, polizia che picchia, infiltrati della polizia tra i manifestanti, grida, un morto. Max, il padre di Roman, coglie al volo l'occasione di fare un colpo giornalistico che, in parte, lo condurrà alla rovina. Il secondo capitolo è lento. Rappresenta un notturno. Sono passati vent'anni. Roman corre in strada accompagnato dal ritmico pestare dei piedi sull'asfalto. Soffre di insonnia e fa jogging in una città triste e buia i cui unici rumori sono i motori della auto e le voci dei trans che si prostituiscono. La domanda è: cosa è accaduto in questi passaggio epocale? Il romanzo esprime una certa teoria in proposito. Scrivo perché mi piace sollevare domande per poi intraprendere un percorso di conoscenza, anche se raramente le risposte arrivano. Non credo nemmeno che sia importante. Mi affascina il problema. Roman è la forza tematica del romanzo. Rappresenta il desiderio di capire perché la sua generazione è arrivata al punto di disorientamento in cui egli vive. Insieme a Oscar (altro personaggio importante della storia) rappresenta lo smarrimento di una generazione. E' il titolare di un testamento di cui non conosce l'estensore. Che cosa ci ritroviamo tra le mani? Cos'è questo senso di vuoto? Cosa sono questi silenzi? Sono le domande che i due personaggi si rivolgono quasi senza saperlo. Il padre di Roman, Max, tiene gelosamente per sé i suoi segreti, e nasce l'incomunicabilità insieme all'ignoranza. Un'ignoranza che, nella testa di Roman, è funzionale a qualcosa. Ma cosa?
» Il rapporto tra padre e figlio è uno dei temi principali di "Altri destini". Rispetto al libro, ti senti più padre o figlio? E nella vita?
Nel romanzo, il rapporto padre e figlio rientra in una dialettica generazionale. In qualità di narratore io opero una mediazione. Come sempre accade tra genitori e figli, c'è incomprensione. Poche cose sono difficile quanto la trasmissione del sapere. Si parla molto di educare, ma sempre di più io noto che la società opera un addestramento a base di zuccherini. Gli strumenti inconsapevoli, i domatori, sono proprio i genitori. Si limitano a passare la loro visione del mondo, e siccome la visione del mondo di un adulto è miseramente pratica e la scala di valori tarata sul benessere economico, i figli disimparano molto presto a sognare. Mi sembra l'unica politica sociale portata avanti dal Potere: l'individuo non deve sognare. Il consumismo stimola desideri ma si ripropone di soddisfarli immediatamente. Un sogno e il senso della vita, in realtà, richiedono più impegno e tempi lunghi, e il piacere non sta mai nell'ottenimento, ma nel percorso. Nella vita cerco di essere figlio, anche quando faccio il padre. Voglio essere costantemente impegnato a crescere, anche come genitore. Nessun ruolo può essere impostato su dogmi.
» Verità, dicevamo. Ogni capitolo del libro è introdotto da un versetto del Vangelo, una scelta che colpisce. E' un omaggio alla ricerca della verità, alla memoria storica o al continuo ripetersi delle vicende umane?
L'inserimento dei versetti del Vangelo è il tentativo di rifarsi a una morale eterna nella quale affondino le nostre radici culturali. Piaccia o non piaccia, l'Antico e il Nuovo Testamento sono la nostra base etico-spirituale; il riferimento ultimo per quanto riguarda ciò che immutabilmente gli esseri umani si devono reciprocamente nel corso dei tempi. Del resto la mia è una lettura laica, un approccio, appassionato e distaccato insieme, al mistero e al senso del sacro presente in ogni individuo. Inseriti nel romanzo, i versetti fungono da ideale mediazione, in chi legge, tra l'ideologia e la vita vissuta.
» Durante una presentazione del tuo libro, hai raccontato di quella che chiami "la presa del vocabolario" e di come è cambiata la definizione di "idealista" negli ultimi trent'anni… Vuoi parlarcene?
Ogni forma di potere, nell'ambito di ciò che definiamo con molta leggerezza "società democratica", per prima cosa s'impossessa del linguaggio, attribuendo i significati a concetti astratti quali Libertà, Democrazia, Famiglia, Patria, Guerra, Pace, Cultura. Senza che ce ne accorgiamo, vengono cambiate le definizioni di parole che rappresentano le colonne portanti del vivere quotidiano, archetipi di fronte ai quali qualunque discussione viene impedita. Così che la parola possa essere utilizzata per nascondere i concetti, invece di rivelarli. Consultando un vecchio vocabolario, mi sono divertito a notare il cambiamento di significato del termine "idealista" dal 1972 a oggi. Il confronto è stato particolarmente illuminante perché mi ha mostrato in che maniera, cambiando il significato alle parole si possa cambiare il senso del mondo. Nel 1972 l'idealista era un individuo mosso da un alto fattore; oggi è una persona che insegue sogni irrealizzabili. E su questo dovrebbe riflettere chi scrive, invece di perdere il proprio tempo su noiosissimi romanzi di genere.
» Nel romanzo, usi spesso la tecnica del flashback. E' una strategia consapevole per allentare la tensione emotiva del racconto o si tratta di un omaggio inconscio all'arte del cinema e della sceneggiatura?
Più che di flashback, parlerei di diversi piani temporali. Il primo capitolo è ambientato nel 1976, il secondo nel 2000, il terzo e il quarto negli anni Ottanta, il quinto - che occupa la sezione più lunga del romanzo - nel 1979, il sesto nel 1978, il settimo nel 1999, l'ottavo ancora nel 1978, il nono e il decimo nel 1976, l'undicesimo nel 1979, il dodicesimo e il tredicesimo nel 2000. Si tratta di movimenti narrativi, simili a movimenti musicali. Come dicevo prima, il primo capitolo è veloce, il secondo è lento, il terzo è un adagio… Ma diventerebbe un discorso troppo lungo. In effetti, però, del mio romanzo, mi piacerebbe, più che assistere a una riduzione cinematografica, ascoltarne una traduzione musicale.
» Tecniche di scrittura: tu dirigi anche il Laboratorio di Scrittura Creativa il cui motto è "Leggere meno, leggere meglio". Affermi infatti che "per diventare scrittore, oltre a sapere scrivere, occorre prima di tutto saper leggere". Cosa significa "saper leggere"?
Prima di tutto, saper leggere significa saper scegliere i romanzi. Distinguere cioè quelli buoni da quelli pessimi. Significa affrancarsi dalla critica letteraria, oggi sempre più legata a una proposta commerciale più che culturale. Raramente i romanzi importanti sono recensiti sui giornali, e spingerei la mia provocazione fino a dire che raramente li si trova in libreria. Gli allievi del mio corso avanzato di scrittura hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per acquistare "Canto di Salomone" del premio Nobel Toni Morrison. Naturalmente, il motto "leggere meno e leggere meglio" sottolinea l'importanza di leggere due volte un classico, piuttosto che due romanzi di quelli, per così dire, alla moda. Oltretutto, una rilettura attenta permette di entrare nell'officina di uno scrittore, e di comprendere i motivi delle sue scelte stilistiche e narrative. Nei miei corsi di scrittura si legge molto.
» Quali "esercizi" consiglieresti a una persona che volesse imparare a leggere pur non aspirando alla carriera di scrittore?
Ogni romanzo mostra la storia di un cambiamento. Un esercizio potrebbe consistere nel chiedersi in quale maniera il protagonista della storia cambi. Cosa voleva all'inizio e cosa vuole alla fine. Quali eventi hanno contribuito a mutare la sua visione della vita. In che maniera lo scrittore ha mostrato che il protagonista sarebbe potuto cambiare e quali eventi hanno contribuito a questo cambiamento.
» Imparare a leggere in 10 libri: quali titoli consiglieresti?
Dieci titoli tra tanti libri importanti. Devo inevitabilmente attingere dal bacino dei classici: La Bibbia, Odissea, Amleto, Don Chisciotte, Jacques il fatalista e il suo padrone, Faust, Madame Bovary, I promessi sposi, Moby Dick, Anna Karenina.























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venerdì, aprile 09, 2004

MUSICA dal vivo

GIOVANNI ALLEVI

in concerto con la “Favola che vuoi”

a favore della

FONDAZIONE “Aiutare i Bambini – Onlus”

Venerdì 14 maggio, ore 21

Sala Verdi del Conservatorio “G. Verdi” di Milano

Via Conservatorio, 2

Il compositore e pianista Giovanni Allevi, che ha da poco pubblicato il suo nuovo disco “Composizioni” (dopo l’esordio con “13 DITA”), si esibirà in concerto con un recital di sue composizioni dal titolo “La favola che vuoi”, in favore della Fondazione “Aiutare i Bambini – Onlus”, venerdì 14 maggio presso la Sala Verdi del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, in via Conservatorio, 2 alle ore 21. Ingresso: € 10,00 (Informazioni e prenotazione gruppi: tel. 02 7060 3530).

I proventi della serata contribuiranno a sostenere i progetti della Fondazione “Aiutare i Bambini - onlus”, nata nel 1999 per dare aiuto e sostegno ai bambini e ragazzi poveri, emarginati o soggetti a forme di disagio sociale, attraverso progetti e iniziative orientati all’assistenza, all’accoglienza e all’istruzione.

L’organizzazione, laica e indipendente, opera a Milano e in tutto il mondo attraverso progetti mirati e concreti, favorendo le situazioni dove è più grande la povertà e il bisogno allo scopo di migliorare le condizioni di vita dei bambini e dei ragazzi e dare loro la speranza di un’esistenza degna della persona.

Sito Internet: www.aiutareibambini.it

“La favola che vuoi” è un’opera live per pianoforte solo, composta da 17 momenti musicali, che descrivono una storia appena accennata dai titoli (Prologo, Nel giardino di Lot, La sfida, Il fiume, Le sole notizie che ho, Incontro, l’avversario, Flut, L’idea, Affinità elettive, Filo di perle, Il vento, Luna, Il cavaliere, La notte prima, La battaglia, Sipario); l’ascoltatore può così costruire, secondo la propria fantasia, una sua trama guidato dalla forza evocativa della Musica. La serie di composizioni è una colonna sonora di un viaggio nella fantasia, una “tracklist” per film mentali.

“L’opera d’arte si realizza nell’ascoltatore: è nel suo mondo, unico ed irripetibile fatto di emozioni, ricordi e vita vissuta, che si chiude il cerchio della mia creazione. Questo perché, sarebbe imperdonabile che la creatività di ognuno restasse inespressa. Non c’è “il pubblico”, ma una stupenda platea di persone uniche, ognuno protagonista del mio concerto. Solo alla fine il respiro si fa corale, e ci rendiamo conto di aver vissuto tutti insieme una esperienza irripetibile.”

Queste le parole di Giovanni Allevi, già soprannominato il “filosofo del pianoforte”, che all’indiscutibile talento musicale, fatto di virtuosismi mai gratuiti e da una vivace invenzione compositiva, affianca una profonda ricerca sulle motivazioni filosofiche del gesto artistico.

Giovanni Allevi diplomato in Pianoforte e Composizione e con una Laurea in Filosofia, ha frequentato l'Accademia Internazionale di Alto Perfezionamento di Arezzo, sotto la guida del M° Carlo Alberto Neri. Nel 1997 ha pubblicato il suo primo album "13 DITA" con l'etichetta discografica Soleluna di Jovanotti, in cui sono raccolte le proprie composizioni per Pianoforte solo, alcune delle quali ha eseguito ad apertura del Tour "L'Albero" di Jovanotti. Nel '98 ha realizzato la colonna sonora del cortometraggio "Venceremos" premiato al Sun Dance Festival di Los Angeles. Nel '99 alcuni brani di "13 DITA" sono stati eseguiti dalla marimbista giapponese Nanae Mimura al Teatro di Tokyo ed alla Carnegie Hall di New York. Nel 2002 collabora come pianista e direttore d'orchestra all'album "Il quinto mondo" di Jovanotti, curando anche gli arrangiamenti della superband di sedici musicisti. All’interno dello spettacolo del Tour è stata inserita una sua performance solistica al pianoforte. Nel 2003 collabora come pianista al progetto "Collettivo Soleluna" nel cui CD "Roma" (ed. Universal) è inserita una sua composizione per piano solo: "Juan Johann ". A conferma dell’indiscutibile eclettismo musicale, Giovanni Allevi continua ad esibirsi sia per rassegne concertistiche di musica classica nei teatri italiani, sia nei festival (l’ultimo Arezzo Wave) di musica rock e jazz. A fine 2003 è uscito il nuovo album “Composizioni” (ed. Soleluna/Edel) contenente alcune delle composizioni dell’opera live “La favola che vuoi”.

Informazioni e prevendite: Francesca Gaviraghi

Fondazione Aiutare i Bambini Onlus

Via Valvassori Peroni, 76 – Milano - Tel. 02.70603530

 

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venerdì, aprile 02, 2004

MUSICA   dal vivo

AMALIA GRE’ IN CONCERTO AL BLUE NOTE

LUNEDI 5 APRILE

Lunedì 5 aprile Il Blue Note (via Borsieri, 37 – Milano) ospiterà una delle voci più interessanti del jazz/pop più raffinato: AMALIA GRÈ, il cui tour è appena partito da Pisa il 26 marzo scorso.

I concerti saranno alle ore 21.00 e 23.30 (apertura porte ore 19.30; per informazioni/prenotazioni: 02.69016888). L’ingresso è di 22,00 euro. I giovani sotto i 26 anni avranno la possibilità di avere una riduzione sull’ingresso (del 50% del prezzo del biglietto) per il secondo spettacolo (delle 23.30).

La cantante AMALIA GRÈ sarà accompagnata sul palco da Marco De Filippis (basso elettrico e acustico), Michele Ranauro (piano e tastiere), Tsuyoshi Niwa (sax soprano e sax), Altoyoshiki Miura (chitarra elettrica), Reese Carr (batteria e djembè).

Un debutto eclatante quello della Grè: quasi disco d’oro con oltre 40.000 copie vendute in pochi mesi e l’apprezzamento unanime di critica e pubblico. Amalia Grezio, questo il suo vero nome, scrive musiche e testi di grande originalità e raffinatezza, ha radici ben piantate nel jazz, ma non disdegna il pop e le melodie morbide della canzone confidenziale italiana Anni 60. Seduce con atmosfere notturne e minimali supportate da una voce intensa, unica, emozionante.Gli arrangiamenti che lei stessa ha curato sono di grande modernità ma insieme evocativi e senza tempo.

Amalia Grè è un’artista completa, ama il cinema, ha persino studiato da attrice con Susan Batson che tra le alunne ha avuto Madonna e Nicole Kidman, disegna abiti e fa sculture di piume, dipinge e realizza immagini al computer ispirate alla pop art, una delle quali, il suo autoritratto, campeggia sulla copertina del disco.

E ama la Musica, ricambiata da artisti come Bobby McFerrin conosciuto e frequentato a New York che le ha dispensato apprezzamenti e consigli, Herbie Hancock, incontrato dopo un concerto a Umbria Jazz che dopo averla conosciuta e ascoltata ha definito la sua voce unica, Bob Dorought con il quale ha condiviso delle session a New York, Mark Murphy dal quale ha preso vere e proprie lezioni sia in Italia prima di partire, dove ha seguito un suo stage, che a New York. Infine, ma non ultima , la grande Betty Carter che l’ha scoperta, incoraggiata e che l¹ha seguita nei suoi studi di canto a New York per ben sei anni.


Amala Grè, tornata in Italia dopo la lunga permanenza (otto anni) a New York, parte in tour con la stessa band che l’ha accompagnata nel piccoli club e nei lounge newyorchesi e che ha suonato anche nel suo disco, perché “con loro trovo il mio sound”.


 



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LIBRI / presentazioni

Oggi Venerdì 2 aprile 2004 - ore 21,00
Vitalogia
l'attesissimo romanzo
di Elena Mastellaro

Il romanzo di Elena Mastellaro è una mappa che raggiunge con precisione le esperienze e i linguaggi del paesaggio urbano. Esperienze dei ragazzi che nella loro lingua fanno confluire l'acerba percezione del mondo che si fa quotidianità tragica; ragazzi che al loro malcerto, talvolta confuso e infiammato linguaggio, fanno aderire una sessualità che è prima esplosione del corpo, e poi le parole e i pensieri fatti segni, graffiti, tenerezze e violenze.
L'intreccio di monologhi, refrain di canzoni, osservazioni fuori campo e definizioni enciclopediche rivisitate che modellano la specificità del mondo di questi giovani e del loro sguardo che tenta di decifrarlo scorre come un fiume di lava nelle pagine di Vitalogia, portando con sé l'incandescenza di una scrittura che sfugge a qualsiasi processo di solidificazione. La scrittura di Elena Mastellaro è esatta, carnosa, terrigna, semplice, inventata, erudita; la sua ricercatezza diviene la materia stessa di ciò che descrive, si fa il mondo di Cate, Lisa, Nilla, Ale, Oz e Siria.
Le storie dei ragazzi di Vitalogia formano un tutt'uno con il mondo che li circonda, che talvolta li opprime, li deprime, li sacrifica a una logica che sfugge alla loro comprensione per poi mangiarseli come Saturno con i suoi figli. E per rigettarli, magari, nella zona d'ombra del carcere.
Un meraviglioso piccolo capolavoro di parole e musica.

Elena Mastellaro
(1961) si è laureata in Germanistica ed è stata interprete e traduttrice;
ora - dopo aver vissuto a lungo negli Stati Uniti - vive a Merate, Lecco, dove insegna ed è madre di due bambine.
















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giovedì, aprile 01, 2004

CD / novità

“ NUOVO CINEMA ITALIANO”

 

NUOVO CINEMA ITALIANO è la prima raccolta che include le più belle canzoni che fanno da tema portante dei più importanti ed amati film italiani degli ultimi anni. Canzoni che rievocano immagini e situazioni indimenticabili quali L’Ultimo Bacio di Carmen Consoli dal film omonimo, Quando di Pino Daniele dal film ‘Speravo Fosse Amore E Invece Era Un Calesse’ con lo straordinario Massimo Troisi, la splendida Gocce Di Memoria di Giorgia da ‘La Finestra Di Fronte e altri grandi temi dai film di Aldo Giovanni e Giacomo, Leonardo Pieraccioni, Ozpetek ecc.

Una compilation per tutti gli amanti del bel nuovo cinema nostrano ma soprattutto per gli amanti della grande musica d’autore.

TRACKLISTING

GIORGIA – Gocce Di Memoria

Dal film ‘La Finestra Di Fronte’

PINO DANIELE – Quando

Dal film ‘Credevo Fosse Amore Ed Invece Era Un Calesse’

CARMEN CONSOLI – L’Ultimo Bacio

Dal film ‘L’Ultimo Bacio’

TIROMANCINO – Due Destini

Dal Film ‘Le Fate Ignoranti’

ELISA – Almeno Tu Nell’Universo

Dal Film ‘Ricordati Di Me’

SAMUELE BERSANI – Chiedimi Se Sono Felice

Dal film ‘Chiedimi Se Sono Felice’

RICCARDO SINIGALLIA – Bellamore

Dal film ‘Amatemi’

SUBSONICA – Nuvole Rapide

Dal film ‘Santa Maradona’

BUNGARO – Occhi Belli

Dal film ‘Io No’

ANTONELLO VENDITTI – Con Che Cuore

Dal film ‘Il Paradiso All’Improvviso’

NEGRITA – Ho Imparato A Sognare

Dal film ‘Tre Uomini E Una Gamba’

MARINA REI – La Parte Migliore Di Me

Dal film ‘Ricordati Di Me’

FRANCO BATTIATO – Perduto Amor

Dal film ‘Perduto Amor’

LUCIO DALLA – Prima Dammi Un Bacio

Dal film ‘Prima Dammi Un Bacio

DANIELE GROFF – Every Day

Dal film ‘La Finestra Di Fronte’

SERGIO CAMMARIERE – Troppo Facile

Dal film ‘Uomini Senza Donne’

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LIBRI / Presentazioni

Bologna - Libreria Mel Bookstore (via Rizzoli)
martedì 6 aprile 2004 ore 18
Luigi Bernardi presenta il suo nuovo romanzo, la seconda storia criminale
della trilogia Atlante freddo, una storia bolognese. Letture di Andrea Benati
ROSA PICCOLA
Una storia criminale
- pp. 128, euro 11,00 - ISBN 88 87578 74 5
Bologna. Nina vende i fiori, Natale le tovaglie, Pedro orologi e accendini, Chiara la bigiotteria. Tutti e quattro lavorano per Benfenati, uno che traffica merce da riversare sui mercati di strada. In cambio di una percentuale sugli incassi, Benfenati permette ai quattro di dormire nella sua casa-magazzino. Insieme a loro vive anche Mugne, il magazziniere.

Una notte, tutto cambia. Pedro sparisce, Mugne s'infila nelle tenebre per andarlo a cercare. Nina scopre la complicità di due ragazzi un po’ fuori di testa, e si mette nei guai. Natale intravede l’amore di una donna: forse può cancellare un passato difficile da dimenticare. Anche Chiara cerca Pedro, ma per motivi diversi da Mugne. Benfenati aspetta che i suoi venditori tornino a casa. Ma la notte si fa sempre più nera, e all’alba nessuno sarà più come prima.
In una Bologna cupa, violenta, veramente noir, si dipana il destino di personaggi ai quali una vita che non ha risparmiato niente chiede l’ultima prova. Non tutti la supereranno. La scrittura di Bernardi - asciutta, incisiva, eppure riscaldata da improvvise tenerezze - fa di Rosa piccola un testo di straordinaria intensità, un romanzo denso, lirico, a dispetto della spietata durezza della storia.
Rosa piccola è il secondo libro della trilogia Atlante freddo, iniziata nel 2003 con Vittima facile.

Scrittore, traduttore e giornalista, dirige con Carlo Lucarelli la collana Stile Libero Noir di Einaudi. Ha pubblicato una dozzina di libri. Per ZONA, "Macchie di rosso. Bologna avanti e oltre il delitto Alinovi" (2002), "Vittima facile. Una storia criminale" (2003, suo primo romanzo e primo titolo della trilogia noir "Atlante freddo") e "Il male stanco. Alcuni omicidi quotidiani e quello che ci dicono" (2003).


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